Nicola Samorì

Per Nicola Samorì non serve alcun sito web, la rete è satura delle sue opere.
Il dolore e la sofferenza, una cara tradizione religiosa. Quando la decostruzione di quelle immagini finisce in una delle mani più dotate, è lì che comincia la poesia di Samorì.

Agguato
Olio su legno, 2000

Blend the Blinds, 2023-2024
Olio su carta applicata su tela

Nicola Samorì, artista contemporaneo italiano nato nel 1977, ha ottenuto riconoscimenti internazionali per le sue opere affascinanti e provocatorie, che uniscono l'estetica classica a una torsione moderna. Rinomato per la sua padronanza di diversi mezzi espressivi, tra cui pittura, scultura e installazione, l'arte di Samorì esplora spesso i temi della bellezza, della decadenza e del passare del tempo. Con un occhio attento al dettaglio e una profonda conoscenza della storia dell'arte, crea opere inquietantemente belle che spingono lo spettatore a rimettere in discussione le nozioni tradizionali di arte e di bellezza. Attraverso la sua miscela unica di tecniche e soggetti, Samorì continua a spostare i confini e a provocare riflessione nel mondo dell'arte contemporanea.

Isabella Meyer

Nicola Samorì è noto per i suoi diversi approcci alla creazione di immagini teatrali e disturbanti, bidimensionali o tridimensionali, come si può vedere nelle opere Kazimir (2010) e Destino dell'Occhio (2011). Si è specializzato in una forma d'arte barocca aggressiva, esemplificata dai maestri antichi del XVII secolo in Olanda e a Bologna. Samorì mette alla berlina queste immagini dipinte e civilizzate, trasformandole in oggetti di pietà o di disgusto, come dimostrano Seer (2011), Agnese (2009), 27 giugno (incoronato) (2014) e Ciclope (2020). È un assalto emotivo e fisico al peso cumulativo della storia dell'arte che grava sugli artisti europei contemporanei, con la fiducia nel potere dell'«irresponsabilità» e del «ferire» per reagire: una ritorsione in cerca di libertà.
La ferita nei suoi dipinti è alimentata dalla sua ammirazione per artisti modernisti come Lucio Fontana e Alberto Burri, noti per aver eliminato i materiali di supporto fondamentali della pittura, e anche dal suo interesse per il «moulage». Queste opere possono essere lette come un attacco a un periodo specifico dell'arte, oppure possono essere interpretate più ampiamente come un rifiuto feroce di ogni tipo di arte, che spazza via l'intero concetto di pratica artistica.

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